“La storia si legge, il ritmo si vive: entra nel Tempio della Dance.”
Benvenuto nel Tempio della Dance Revival
ideato da Umby DJ: lo spazio ufficiale
dove la passione per il vinile non si è mai spenta.

“Ho creato questo spazio per proteggere, celebrare e tramandare
la cultura del clubbing italiano e internazionale degli anni ’70, ’80 e ’90
Oggi la musica si consuma in fretta con un clic sugli algoritmi di streaming.
Si è persa l’arte del mixaggio, la cura nella selezione e la storia
dei DJ pionieri che facevano viaggiare la pista per ore.
Ho scritto questo libro e registrato i video dimostrativi per riportare alla luce
i segreti di quell’artigianato musicale”
La biografia ufficiale di Umby DJ.
1975
🎵 La scoperta degli ABBA
Nel 1975, a soli 11 anni, ascoltai alla radio un brano che mi cambiò la vita: ‘S.O.S.’ degli ABBA. Quel sound così melodico e innovativo mi folgorò all’istante. Erano gli anni in cui la mia Bibbia era Sorrisi e Canzoni TV, di cui divoravo le classifiche settimanali dei dischi più venduti. Ricordo ancora quando uscì lo ‘Speciale ABBA’: strappai quelle pagine per studiarmi ogni dettaglio della loro storia. Fu la scintilla che accese la mia passione per la musica internazionale. Diventarono il mio gruppo preferito. In quel magico 1975 pubblicarono anche ‘Mamma Mia’ e, l’anno dopo, la leggendaria ‘Dancing Queen’. La cosa incredibile? A distanza di cinquant’anni, questi brani risuonano ancora oggi nelle discoteche italiane, riempiendo la pista con un pubblico di ogni età che li canta e li balla con la stessa energia di allora.
1977-1978
🕺 Saturday Night Fever/Grease
La vera e propria rivoluzione scoppiò nel 1977 con il terremoto ‘La Febbre del Sabato Sera’ (Saturday Night Fever). La colonna sonora del film, trainata dal genio dei Bee Gees, impose una tripletta devastante: ‘Stayin’ Alive’, ‘Night Fever’ e ‘How Deep Is Your Love’, senza dimenticare la carica di ‘You Should Be Dancing’. Il 1978 fu invece l’anno di Grease: Barry Gibb dei Bee Gees scrisse la trascinante traccia del titolo, inserita in un album mitico che fece cantare il mondo intero con ‘Summer Nights’ e ‘You’re The One That I Want’. Erano anni d’oro per la dance, un’era in cui i piatti dei giradischi venivano infiammati dalle intuizioni elettroniche di Giorgio Moroder in ‘From Here to Eternity’, dalla voce sensuale di Donna Summer con ‘I Feel Love’ e ‘Bad Girls’, dal groove trascinante delle Sister Sledge in ‘We Are Family’ e dal basso ipnotico degli Chic in ‘Le Freak’.
Fine anni ’70
🪩 Piranha di Orfengo
Sotto la spinta di quell’onda inarrestabile, le discoteche diventarono una vera e propria religione. Verso la fine degli anni ’70, varcai per la prima volta la soglia del tempio della mia zona: il leggendario Piranha di Orfengo (NO), a soli 5 chilometri da casa. Era un locale fantascientifico, immenso. Ricordo la monumentale pista centrale e quella sopraelevata in vetro, a cui si accedeva scalando una maestosa gradinata trasparente. Con una capienza di oltre 5.000 persone, era la meta preferita del popolo della notte milanese. Mentre tutti ballavano, io passavo le ore pietrificato accanto alla consolle, ipnotizzato dalle mani del Resident DJ: il grande Salvatore Cusato, in arte Casco. Stringemmo una bellissima amicizia; fu direttamente dalle sue mani che acquistai pietre miliari come ‘Cybernetic Love’ e ‘Livin’ Up / Stop’, quest’ultima firmata insieme ai BWH. Oltre ai vinili, il mio tesoro erano le cassette C90 che Salvatore mi registrava in diretta durante i suoi set. Se un pezzo mi incendiava l’anima, correvo da lui a chiedere il titolo. Il giorno dopo la tappa era fissa nel mio negozio di fiducia: il proprietario non faceva in tempo a vedermi entrare che mi lanciava un pacco di novità fresche di stampa. Mi chiudevo nella saletta d’ascolto, cuffie in testa, puntina sul solco… e non tornavo mai a casa a mani vuote. Purtroppo, nel 1995, le luci del Piranha si spensero per sempre per motivi mai chiariti. Oggi, come troppi altri altari della dance, è un gigante addormentato e abbandonato. Questo video del 3 giugno 2023 ne mostra le ferite attuali, ma riesce ancora a trasmettere la maestosità di quella che è stata una delle discoteche più grandi, innovative e belle d’Italia. Guarda il video Cliccando qui
1981
💿 Primo 12″ – Tainted Love
Il mio primo 12″ acquistato fu “Tainted Love” dei Soft Cell, era il 1981. Ricordo come fosse in questo momento quando lo ascoltavo al Piranha di Orfengo: era un disco completamente diverso dagli altri, si “distingueva”. Quando finiva la parte cantata e iniziava la sezione centrale strumentale, era come percorrere un “lungo viaggio tra le nuvole” (p.s. non mi sono mai drogato!). Oggi conto circa 1.300 dischi mix da 12″ (“pochi ma buoni”), racchiusi soprattutto nel periodo che va dal 1981-82 al 1987-88. La maggior parte appartiene al genere Italo-disco, il fenomeno musicale degli anni ’80 che spopolò in Italia e in tutta Europa.
🎬 Parentesi di intermezzo 1975-1980
Prima di sbarcare sul pianeta dance a cavallo tra i ’70 e gli ’80, c’è un capitolo della mia educazione sentimentale che devo assolutamente raccontare. È il 1975, sono in seconda media. La professoressa di musica ci raduna per l’ascolto di un vinile: A Collection of Beatles Oldies. Fu un colpo di fulmine devastante. Tracce come ‘Michelle’, ‘Yesterday’, ‘She Loves You’ o ‘Help!’ mi tramortirono al primo giro di puntina. Tempestai la prof di domande, mi feci spiegare tutto su di loro e convinsi i miei a comprarmi il disco. Fu l’inizio di un’ossessione meravigliosa: nel giro di pochi mesi acquistai tutti e sedici gli LP della loro discografia ufficiale. Da lì, il salto verso il rock più monumentale e impegnato fu inevitabile: arrivarono i Genesis e i Pink Floyd. Costruii una collezione totale che andava dai capolavori del 1970 fino a Duke (1980) dei Genesis e The Wall (1979) dei Pink Floyd. Quella musica mi ha plasmato la mente; ancora oggi, rimettere sul piatto quegli album significa fare un viaggio nel tempo e provare gli stessi brividi di cinquant’anni fa. In pratica, in un solo quinquennio – dal 1975 al 1980 – avevo studiato e assimilato diciassette anni di evoluzione musicale planetaria. Con questo background nelle vene, l’impatto con la Disco Music fu un’esplosione. Ricordo come fosse ieri una domenica pomeriggio del 1978: i miei genitori ci portarono alla discoteca Il Globo di Borgo Vercelli (VC) – un tempio della notte in cui ballo tutt’ora – per lo show di Dee D. Jackson. Rimasi ipnotizzato da quella scenografia fantascientifica e spaziale, specchio fedele del look del suo album Cosmic Curves. Un disco che conteneva tracce leggendarie come ‘Meteor Man’ e ‘Automatic Lover’. Secondo voi, potevo lasciarmelo scappare nei negozi? Impossibile.
Primi anni ’80
🎧 Prime playlist e cassette
All’epoca, la mia tappa fissa dopo la scuola era la vetrina di un famoso negozio di strumenti musicali nel centro di Novara. Potevo passare le ore con la faccia incollata al vetro, sognando a occhi aperti consolle e mixer professionali che, per le mie tasche da studente, costavano cifre astronomiche. A casa avevo un impianto a colonna JVC regalato dai miei, ma la fame di mixare era troppa. Sacrificando ogni singola mancia settimanale, comprai un piccolo mixer e una coppia di piatti JVC. Erano rigorosamente con trazione a cinghia: quelli professionali a trazione diretta con il controllo dei giri (Pitch Control) costavano cinque volte tanto, una fortuna. Con quel setup di fortuna iniziai a selezionare le mie prime playlist, registrando i mixati su cassette C60. Le rivendevo ai ragazzi a 9.000 lire l’una. Diventarono un cult assoluto, anche perché in zona ero l’unico a fare una cosa del genere. La voce iniziò a girare di paese in paese, e la mia musica cominciò a conquistare tutti i comuni limitrofi.
La Cometa
🪩 La cantina diventa una discoteca
Ogni singola lira guadagnata con le cassette veniva immediatamente reinvestita per finanziare la mia vera ossessione: l’acquisto di nuovi vinili. Nel piccolo paese in cui vivevo, compimmo un’autentica impresa: trasformammo una vecchia cantina di quasi 100 metri quadrati in un club privato, completo di luci psichedeliche. Durante le vacanze estive, liberi dalla scuola, l’appuntamento fisso era lì, in quella che chiamammo la nostra discoteca: ‘La Cometa’. Passavamo le notti uniti dalla nostra più grande passione. Inutile dire che io ero il DJ ufficiale e guidavo le serate. Più la voce del nostro locale girava, più le richieste delle mie cassette a 9.000 lire salivano alle stelle, permettendomi di accumulare un numero sempre maggiore di dischi mix. Per motivi di lavoro la vita mi ha portato su altre strade e non ho mai fatto il DJ Resident nei club ufficiali, ma ho continuato a suonare a eventi e a frequentare le piste tra Piemonte e Lombardia. Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni dal primo vinile, quella passione innata è rimasta intatta. Ho creato Il Tempio della Dance Revival proprio per questo: per condividere con voi la storia, la cultura e l’energia intramontabile della musica che ha fatto ballare intere generazioni. Benvenuti nel mio Tempio!


DJ Casco in Live


Serata al Lungomare Poetto
di Cagliari


🎛️ L’Evoluzione in Studio: L’Era Digitale e le mie Produzioni
La passione per la musica non si ferma, si evolve. Dopo decenni passati a far girare i vinili degli altri e a studiare le strutture dei brani che hanno fatto la storia del clubbing, sei anni fa ho sentito il bisogno di fare un passo in avanti e mettermi alla prova dall’altra parte della barricata: la produzione musicale.
Mi sono chiuso in studio e, armato di una DAW (Digital Audio Workstation), ho iniziato a tradurre in bit e sequenze digitali tutta l’esperienza accumulata in console. È nato così il mio progetto discografico ufficiale sotto lo pseudonimo di Umby DJ, distribuito sulle principali piattaforme di streaming globali, tra cui iTunes e Apple Music.
Brani come “Conspiracy” e “Think For Yourself”, insieme ai miei arrangiamenti mirati come l’album “Tour Vol.1” e l’omaggio alla leggenda con “Last Night A DJ Saved My Life (Extended Remix)”, sono il risultato di questo viaggio. Aver affrontato il processo di arrangiamento, mixaggio e deposito dei diritti d’autore mi ha dato una visione tecnica totale della musica. Oggi, quando analizzo una traccia o creo una scheda tecnica per le mie playlist, non lo faccio solo con l’orecchio del DJ, ma con l’occhio chirurgico di chi la musica sa come si costruisce da zero in studio.
🎧 LA STORIA CONTINUA…..
Ho passato quasi 50 anni ad ascoltare, acquistare, mixare, studiare e vivere questa musica.
Oggi voglio condividere tutto quello che ho imparato con chi, come me,
continua ad amare la Dance degli anni ’70, ’80 e ’90.
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